Il Festival dei beni confiscati è ogni anno un’occasione importante per riaccendere l’attenzione sulla presenza delle mafie a Milano e nell’area metropolitana. Un’attenzione generalmente debole, inversamente proporzionale alla quantità di beni confiscati che la Lombardia si ritrova.
Qui le mafie fanno affari da tempo; in alcune zone si può parlare di colonizzazione. Il processo Hydra dice che le tre grandi organizzazioni criminali si sono persino consorziate per fare affari. Noi siamo distratti, ma il lavoro della criminalità organizzata è incessante.
L’azione della giustizia contro le mafie lascia sul territorio tanti tesori: oltre 3 mila beni confiscati in Lombardia, di cui 1.400 ancora inutilizzati. È una responsabilità grande, enorme, della politica, ma anche della società civile e del Terzo settore, chiamato a farsi avanti. Serve un sussulto di coraggio per dire da che parte stiamo. Un bene confiscato permette di dirlo insieme, anche alle vittime delle mafie: qui c’è un luogo dove essere ascoltati e sostenuti, dove ripartire.
C’è anzitutto un’urgenza di strategia: Regione, Città metropolitana, Comuni e Terzo settore devono mettersi insieme. Ci sono beni grandi in piccoli Comuni, che non possono essere lasciati soli. La Libera Masseria di Cisliano, che sarà finalmente ristrutturata anche grazie a Regione e Città metropolitana, lo dimostra: un bene grande in un piccolo Comune è patrimonio di tutti.
Ma non basta finanziare la ristrutturazione. Chi mette progettualità, impegno, passione e capacità di muovere un territorio va sostenuto politicamente ed economicamente. Va sostenuto il lavoro sociale in questi luoghi.
Libera chiede che il 2 per cento del Fondo unico giustizia, dove confluiscono anche denari confiscati alle mafie, vada al recupero dei beni. È una battaglia di civiltà.
Il Festival che a Milano si è svolto la scorsa settimana sproni la società civile a rialzare la testa e a non lasciar passare il processo Hydra come notizia di serie C. Se le tre grandi organizzazioni criminali hanno saputo mettersi insieme, dobbiamo saperlo fare anche noi, per contrastarle e ridare giustizia al nostro territorio.
don Massimo Mapelli
Presidente Ucapte – Una casa anche per te
